Due applicazioni per allenare la mente: Roberto e Sofia.

Me lo avete chiesto in molti, e oggi finalmente voglio parlarvi di un’app accessibile a tutti, versatile, completa, semplice e intuitiva, ma soprattutto utile e divertente…in verità sono 2 app: Roberto e Sofia.

Sto parlando di due programmi di allenamento cognitivo creati da Dynseo, un’azienda informatica francese.

Sono applicazioni di allenamento cerebrale per migliorare il vostro cervello e allenare diverse funzioni cognitive come la memoria, l’attenzione, il linguaggio, il ragionamento logico e astratto,  le funzioni esecutive, le abilità visuo-spaziali, il calcolo…

Questi giochi sono utili per la prevenzione e la riabilitazione dei disturbi cognitivi, e sono rivolti a tutta la popolazione, bambini, adulti o anziani, che vogliono divertirsi!

Come ormai sapete per me è importante proporre attività cognitive con piacevolezza e divertimento, per coinvolgere la persona nel percorso, e trovo queste app molto accattivanti e divertenti. Magari anche da fare insieme ai nipotini!

Ma vediamo ora nel dettaglio i due diversi programmi di allenamento.

Roberto è rivolto a tutte le persone che vogliono allenare il cervello per prevenire le demenze o ritardare il fisiologico processo di invecchiamento. Può essere utile anche per persone che iniziano ad avere lievi difficoltà. Il programma ROBERTO é raccomandato anche per la riabilitazione con persone in una situazione di post-ictus.

Con il vostro coach Roberto allenate il vostro cervello con 30 giochi di memoria, di riflessione e di strategia, oltre a giochi sulla cultura, sulla geografia o sulla letteratura.

Sofia propone invece 30 giochi cognitivi più facili per la stimolazione cognitiva di persone che soffrono di disturbi cognitivi lievi/moderati, quali Alzheimer, Parkinson e altre malattie neuro degenerative. Sofia é utilizzata anche dagli adulti con autismo.

Sofia ha livelli adattati, nessun fallimento, nessun punteggio all’interno dell’app. L’obiettivo è un percorso stimolante e piacevole.

Inoltre Dynseo ha pensato anche di porre attenzione agli aspetti emotivi della persona, attraverso un monitoraggio del tono dell’umore.

Entrambe le applicazioni hanno tre livelli di difficoltà (facile, medio, difficile) e offrono la possibilità di giocare senza connessione WI-FI.

Ogni mese verranno aggiunti nuovi giochi o nuovi contenuti!

Questa piattaforma è ormai utilizzata da moltissimi privati e da numero si professionisti della riabilitazione.

Dynseo offre anche la possibilità di accedere ad una piattaforma di monitoraggio per seguire l’evoluzione dei pazienti (tasso di successo, livelli di difficoltà, giochi effettuati…) per identificare le fragilità e personalizzare il progetto terapeutico.

Non sei sicuro di quale applicazione corrisponda meglio ai tuoi bisogni? Non ti preoccupare. Roberto e Sofia ti offrono la possibilità di una settimana di prova gratuita.

Ti lascio qui il link al sito per vedere con i tuoi occhi

https://www.dynseo.com/it/

A presto

Giusi

Come comunicare con una persona affetta da demenza.

Uno dei sintomi della demenza è la compromissione dell’area del linguaggio, sia dal punto di vista della produzione che della comprensione. Come facilitare quindi la comunicazione verbale e non verbale nelle demenze? Prima di tutto è importante assicurarsi che la comunicazione non sia ostacolata da problemi fisici (es.problemi di udito, vista o alle protesi dentali). Ricordiamoci che nelle situazioni di relazione quotidiana la comunicazione verbale e la comunicazione non verbale sono strettamente interconnesse. Perché la comunicazione sia efficace, è importante che quella verbale e quella non verbale siano coerenti e sincronizzate, per non dare messaggi confusi e contrastanti. In generale, cercare di adottare un approccio calmo, tranquillo, accogliente e positivo. Cosa vuol dire tutto questo in concreto? Cosa fare?

Ecco qualche indicazione per la comunicazione verbale:

– Cercare di adattare il proprio stile di linguaggio : parlare lentamente, con frasi affermative e brevi, termini semplici e positivi

– evitare di sottolineare inutilmente gli errori

Indicazioni per la comunicazione Non verbale:

– sedersi di fronte al malato, guardarlo negli occhi e cercare di incoraggiarlo a parlare

– adottare una postura e braccia aperte

– osservare, ascoltare attivamente, cercare di cogliere l’emozione che esprime l’altro

Cosa NON fare: Nella comunicazione verbale:

– Non usare le negazioni o le doppie negazioni

– Non usare metafore, similitudini, modi di dire, allegorie

– Se il pensiero astratto è compromesso, non usare l’ironia, i doppi sensi, perché verranno interpretati alla lettera e quindi male interpretati

Rispetto al Non verbale:

– non parlare dando le spalle alla persona, non guardare da un’altra parte,

– non stare a braccia incrociate o con una postura rigida che comunica chiusura

Quando la comunicazione verbale risulta compromessa e inefficace…resta solo la comunicazione non verbale: Se il canale linguistico è compromesso e ha perso il suo ruolo, è inutile accanirsi per voler comunicare a tutti i costi con le parole. Meglio concentrarsi sul canale sensoriale e non sul contenuto verbale della comunicazione. Infatti le componenti non verbali sono altrettanto importanti, perché comunicano e danno il via a cicli emotivi che a loro volta influenzano il comportamento, come gli sguardi, il tono della voce, il volume della voce, la mimica facciale, la postura, i gesti… Fa parte del linguaggio non verbale anche il contatto fisico. Il canale sensoriale tattile è molto importante. Anche il contatto fisico comunica qualcosa. Fare carezze, coccole, accompagnare delicatamente nel movimento o pettinare i capelli, è molto diverso che afferrare o stringere un braccio, o spingere per affrettare un movimento.

Ricordiamoci che le sensazioni fisiche sono presenti nella persona e influenzano lo stato emotivo, quindi sono in grado di agitare o tranquillizzare. E’ bene utilizzare con gradualità il contatto fisico (per dare affetto, sostegno e sicurezza). È importante osservare le reazioni del malato e rispettare i suoi tempi. Stiamo molto attenti nei momenti quotidiani come l’igiene, il momento del pranzo se imbocchiamo, se dobbiamo aiutarlo a salire o scendere dall’auto… DA TENERE SEMPRE PRESENTE: Creare cicli relazionali positivi. Mantenere un atteggiamento positivo e rassicurante . Il paziente non smette mai di risuonare e di rispondere agli stimoli ambientali, anche nelle fasi più gravi di malattia.

É importante tenere sempre presente che il clima emotivo del momento presente influisce sui comportamenti!

Plasticità Neuronale e Stimolazione Cognitiva.

La plasticità cerebrale (o neuronale) è la capacità del sistema nervoso di apprendere e modificarsi per rispondere a stimoli esterni. E’ quella capacità del sistema nervoso di riorganizzarsi e rimodellarsi in base all’esperienza.
Il cervello infatti è parte integrante del nostro corpo, un corpo che interagisce ogni giorno con l’ambiente esterno, con gli eventi che viviamo e con gli altri. Nel cervello, in conseguenza a questi stimoli, avvengono modificazioni, i neuroni sviluppano connessioni, si congiungono e con il tempo e l’esercizio queste connessioni diventano sempre più numerose e funzionali.
Anche in seguito ad eventi traumatici, come l’ictus, o neurodegenerativi esiste una capacità di riassestamento e di riparazione che è determinata da eventi cellulari che possono essere stimolati dall’esercizio sia fisico che cognitivo tipici della riabilitazione. Lo stesso processo viene quindi sfruttato per recuperare funzionalità dopo una lesione cerebrale o nelle demenze.
Questa plasticità è maggiormente attiva nei bambini, è infatti evidente a tutti la facilità con cui i bambini imparano a svolgere attività complesse: andare in bicicletta, nuotare, imparare le lingue, suonare uno strumento musicale.
Si pensa erroneamente che il cervello perda la sua plasticità nel corso dell’età adulta e si fermi con la vecchiaia. Al contrario questa capacità “plastica” ci permette di assimilare nuove informazioni lungo il corso di tutta la vita, di creare nuovi ricordi ed essere sempre in grado di imparare qualcosa di nuovo giorno dopo giorno, nonostante il normale declino nella capacità cognitiva che comporta invecchiare fisicamente e mentalmente. Anche da adulti continuiamo a produrre nuove connessioni, perché ci adattiamo di volta in volta alle nuove condizioni di vita, positive o negative.
In altre parole anche da anziani è possibile l’apprendimento.
Come è importante che un bambino non stia chiuso in casa da solo con lo stesso stimolo, ma che al contrario esca al parco, a scuola, che frequenti coetanei e faccia esperienze varie; allo stesso modo è importante vivere una vita ricca di esperienze varie lungo tutto il corso della nostra vita.
Le neuroscienze hanno provato come la plasticità cerebrale permanga per tutta la vita, finché siamo in grado di imparare qualcosa di nuovo vuol dire che questa capacità è presente.
Per questo è molto importante la stimolazione cognitiva: attraverso esercizi specifici e situazioni della quotidianità è possibile continuare a ‘nutrire’ il cervello e renderlo più efficiente.
Alla base di questo processo svolgono certamente un ruolo fondamentale la motivazione e l’esercizio. Se si ha la volontà di reagire al declino cognitivo, fisiologico o patologico che sia, allora innescheremo quei cicli positivi che porteranno a nuove connessioni e sinapsi. Questa volontà va tradotta ogni giorno in azioni concrete, con costanza e continuità. Ad esempio risulta utilissimo fare giochi di società, leggere, scrivere, fare calcoli matematici, fare cruciverba, disegnare, socializzare….
Come detto in precedenza, mente e corpo sono strettamente connessi, quindi anche attività apparentemente solo fisiche sono importantissime per stimolare il cervello e sollecitare la plasticità neuronale. Via libera quindi alle passeggiate, all’uso della bicicletta, al nuoto, al ballo….
È bene quindi inserire nel corso di ogni nostra giornata varie attività, esercizi ed esperienze. Queste esperienze devono permetterci di fare fatica, di sforzarci un po’ , ma al contempo devono prevedere obiettivi raggiungibili. Non sono adatte alla nostra mente attività troppo difficili che anziché fare da stimolo risulterebbero al contrario frustranti. Ricordiamoci che apprendimento ed emozioni sono strettamente connesse. Quindi per stimolare la nostra mente è opportuno creare un clima sereno e piacevole.
Facciamo quindi diventare la stimolazione cognitiva una nostra piacevole abitudine quotidiana!